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L'origine del farro

a cura di Oriana Porfiri, Agronomo, Dottore di ricerca
ori@mercurio.it

Consulente di Prometeo

Farro è il nome comune con cui in Italia sono chiamati i frumenti vestiti coltivati, che includono tre diverse specie:

  • il farro piccolo o monococco (Triticum monococcum L. ssp. monococcum, comunemente T. monococcum);
  • farro medio o dicocco o semplicemente farro [T. turgidum L. ssp. dicoccum Schubler - sinonimo T. dicoccon (Schrank) Thell. - comunemente T. dicoccum];
  • spelta o farro grande (T. aestivum L. ssp. spelta, comunemente T. spelta).

Generalmente, farro viene usato per la specie più diffusa in Italia e nel bacino del Mediterraneo, cioè il dicocco.
Lo spelta è invece più coltivato nel Nord Europa, mentre il monococco è rimasto coltivato solo in sporadiche superfici. Tutte e tre le specie appartengono alla famiglia delle Graminaceae e al genere Triticum.
Il numero cromosomico di base è x = 7 in tutte le specie. La classificazione del genere Triticum ha subito numerosi cambiamenti nel corso del tempo.
Grazie agli studi di genetica e all’uso dei marcatori molecolari la classificazione moderna può essere considerata sufficientemente corretta. Nella tabella 1 è riportata in sintesi la classificazione delle specie di Triticum più diffuse e le loro principali caratteristiche distintive.

Tutte le specie indicate nella tabella indicate esistono ancora oggi. La gran parte delle forme selvatiche è ampiamente presenti nella zona di origine dei cereali, la Mezza Luna Fertile (area fra Israele, Libano, Siria, Iraq), la stessa area dove ha avuto origine l’agricoltura circa 12.000 anni fa, nell’era neolitica, quando da cacciatore/raccoglitore l’uomo diventò agricoltore sedentario.
Dalle specie selvatiche hanno avuto origine le specie coltivate attraverso il processo della “domesticazione”, avvenuta in epoche diverse per le diverse specie, indicativamente fra 12.000 e 8-9.000 anni fa.
La domesticazione è stato un vero e proprio processo di selezione genetica che, modificando alcuni tratti chiave, ha trasformato forme selvatiche in varietà domesticate.
Nei cereali la transizione dal selvatico al domesticato ha riguardato essenzialmente tre caratteri morfologici principali coinvolti nella facilità di raccolta del prodotto: la sezione della cariosside, la resistenza del rachide della spiga e la capacità di rilascio della cariosside da parte di glume e glumelle.
Il farro piccolo (T. monococcum) è stata la prima specie coltivata di frumento, circa 9.000 anni fa.
La sua coltivazione è stata abbandonata circa 4.000-5.000 anni fa, durante l’Età del Bronzo, quando l’agricoltore cominciò a selezionare i frumenti tetraploidi, cominciando circa 7.000-9.500 anni fa dal T. dicoccoides (genoma AABB), il progenitore selvatico dei frumenti tetraploidi coltivati, diffuso ovunque nel bacino del Mediterraneo.
In tutta questa area il dicocco è stato il frumento vestito più coltivato e utilizzato fino ai tempi moderni. L’origine dei frumenti esaploidi (spelta e frumento tenero) è stata più recente, circa 8.000 anni fa.


La figura 1 illustra i modelli evolutivi di diverse specie di frumenti tetraploidi e esaploidi sottoposti a domesticazione e coltivazione.





La figura 2 mostra le immagini delle diverse specie di frumenti tetraploidi, dalla forma selvatica al farro coltivato all’attuale frumento duro.

Anche se il farro dicocco rappresenta una forma intermedia durante il processo evolutivo, essa è stata una delle specie più stabilmente coltivate, probabilmente in conseguenza della sua ampia adattabilità a condizioni marginali di coltivazione, alla tolleranza a stress biotici e abiotici e alla sua adattabilità all'uso alimentare in tutti i tempi.

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