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Diffusione attuale del farro in Italia

Il farro dicocco è la specie maggiormente conosciuta e coltivata in Italia, su una superficie stimabile in circa 4000 ettari, anche se non esistono dati ufficiali.
La superficie, variabile da regione a regione, rappresenta, se confrontata con quella destinata ai cereali "maggiori", una vera e propria nicchia.

La coltura è diffusa particolarmente nelle aree della dorsale appenninica centro-meridionale e interessa prevalentemente coltivazioni di tipo biologico.

La specie, infatti, ha un'elevata rusticità e un'ampia adattabilità ambientale, elementi che gli consentono - più che agli altri cereali - di competere con le erbe infestanti, di sfruttare al meglio i terreni marginali e poveri, di poter evitare qualsiasi intervento fertilizzante.
Tale diffusione colturale interessa zone sia "tradizionali" sia di nuova introduzione.

Le prime (esempio: Valnerina, Garfagnana ...) sono le aree dove la coltura, con buona probabilità, non è mai stata abbandonata e dove sono da sempre state utilizzate le varietà locali, le varietà dei contadini, legate al territorio e alla sua storia.
Nei nuovi areali la coltivazione è realizzata con varietà reperite nelle zone tradizionali o importate o con varietà "moderne", derivate da recenti programmi di miglioramento genetico.

C'è una recente diffusione del farro anche areali non tipici soprattutto dopo la riforma della PAC (Politica Agricola Comunitaria) del 2005, che ha svincolato i contributi comunitari dal tipo di coltivazione (disaccoppiamento).

Questa situazione sta creando vasti fenomeni di concorrenza sul mercato che causano perdita di competitività nelle zone tradizionali, favoriscono la diffusione di materiali genetici diversi (provocando seri rischi di inquinamento genetico), non garantiscono la tracciabilità del prodotto e indeboliscono le filiere produttive locali.

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